La modifica del numero di pioli nell’emblema Scaligero

Se durante una mattina di sole vi capitasse di aver voglia di passeggiare tranquillamente nel centro storico della bella Verona osservandone chiese e monumenti, anche voi residenti (che da generazioni siete invitati a prendere parte all’ormai rituale gita scolastica…) potreste ancora, a tutti gli effetti, imbattervi in particolari curiosi, che si pongono dinnanzi agli occhi ma che relativamente in pochi sembrano notare.

Un esempio per tutti: portiamo la nostra passeggiata a piazza Erbe, dove svoltiamo per piazza dei Signori attraversando l’arco che ospita la mitizzata costola di balena. Quindi superiamo la statua del pensieroso Dante e ci dirigiamo verso le maestose (ma nascoste) Arche Scaligere.

Questo capolavoro di scultura gotica del XIV secolo ospita le tombe dei signori della Verona medievale, tra le quali ne spiccano in particolare tre: quella di Cangrande I della Scala (1291 – 1329), quella di Mastino II della Scala (1308 – 1351) e quella di Cansignorio della Scala (1340 – 1375). L’imponenza di queste opere tende a non farci notare (o a farlo con superficialità) il ricamo delle cancellate che le cingono. Se guardassimo con attenzione, infatti, noteremmo che la scala riprodotta tra i fori della recinzione a guardia della tomba di Mastino II non è identica a quella presente sull’inferriata di Cansignorio. La prima ha 4 pioli, la seconda ne presenta 5.

Mastino II
Cansignorio

 

 

 

 

 

 

Questa differenza può essere stata notata nelle riproduzioni dell’emblema scaligero riguardanti associazioni o gruppi di diverso interesse culturale in relazione con la città (la Provincia di Verona stessa propone la scala a 5 pioli, mentre tra i due mastini della squadra di calcio Hellas Verona F.C. è disegnata una scala a 3). Ebbene, ricercando tra i tomi di due importanti biblioteche cittadine, si nota che questa discrepanza ha una base storica.

Archeologi e ricercatori hanno infatti registrato la discordanza del numero di pioli anche in altre riproduzioni. Ad esempio, gli stemmi dipinti sull’arco della chiesa di Sant’Anastasia mostrano la scala dorata a 4 pioli, l’urna di Cangrande in Santa Maria Antica è retta dai due cani coronati portanti lo scudo con la scala a 4 pioli. Sembra che la rappresentazione più antica dello stemma risalga al tempo di Alberto I della Scala (Signore di Verona nel 1277) ed abbia solo 4 pioli. Quando avviene, dunque, il passaggio ai 5?

Per questa risposta possono aiutare alcune campane custodite a Castelvecchio, delle quali si conosce l’anno di fusione. Quelle che portano la data di fusione 1321 e 1358 ospitano l’emblema della scala a 4 gradini, mentre quella fatta fondere nel 1370 da Cansignorio mostra la scala con un piolo in più. Lo stesso monumento di Cansignorio presenta il piolo aggiuntivo. Altre opere successive agli anni di regno di questo condottiero mostrano la scala a 5 pioli.

Scartata dunque l’ipotesi che gli scultori, fabbri, pittori, artisti dell’epoca prendessero alla leggera la rappresentazione dei simboli dei Signori delle loro terre aggiungendo o togliendo particolari a loro piacimento, e rintracciato il periodo di passaggio da uno stemma all’altro, rimane quindi da scoprire il movente. Perché Cansignorio avrebbe voluto modificare il secolare simbolo della sua famiglia?

Questo sembra ancora rimanere un punto che non offre spiegazioni soddisfacenti. Persino autori che hanno da poco riproposto al pubblico una dettagliata opera sulle Arche Scaligere e sui loro occupanti, in questo punto hanno dovuto accontentarsi di ipotesi recuperate in vecchie cronache, senza riuscire a dare delucidazioni più accettabili. La teoria più accreditata vuole che un ambizioso Cansignorio intendesse innalzare (anche solo di un piolo) il nome e le intenzioni della sua casata, così da poter arrivare più vicino alla sommità – come vuole il motto “Ad summa per gradus” – e da lì ammonire i suoi successori a non scendere, non fermarsi – “Nec descendere, nec morari”. Quest’ipotesi può essere avvalorata esclusivamente dallo studio della vita del Nostro… ma questa è un’altra storia.

FONTI:

  • “Vita Veronese” – Anno 1967
  • “Armoriale Veronese” – Eugenio Morando di Custoza – 1976
  • “Le Arche Scaligere” – Ettore Napione – 2009
  • Wikipedia
  • Sito ufficiale Hellas Verona F.C.
  • Confutazioni e foto personali

a cura di Veronica Remondini