Borghetto e i Templari: il monastero di Santa Maria


Nel periodo che intercorre fra la fine del primo millennio e l’inizio del successivo, il territorio veronese fu annesso alla corona imperiale germanica ed il fiume Mincio divenne linea di confine fra i territori tedeschi e i vasti possedimenti della potente famiglia Canossa. In quel periodo sorse la Pieve di San Pietro in Valeggio e, nell’XI secolo, il monastero di Santa Maria, sulle rive del Mincio, che successivamente divenne una importante Precettoria dell’ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo o del Tempio: viene nominato per la prima volta in una bolla di Papa Eugenio III del 17 maggio 1145, indirizzata a Tebaldo vescovo di Verona, nella quale è contenuto un elenco delle chiese e delle pievi appartenenti alla diocesi veronesi, dove troviamo menzionate la pieve di Valeggio con cappelle e decime e il monastero di Santa Maria spettante alla mensa vescovile.  Il monastero di Santa Maria fu di vitale importanza per i pellegrinaggi e utile anche per assistere i bisognosi di passaggio.

Nei due secoli successivi sorgono le maestose fortificazioni medievali del castello scaligero e del ponte visconteo a testimoniare l’importanza strategica di Valeggio sul Mincio per il transito di eserciti, mercanti e pellegrini. Il cenobio divenne per opera dei Templari un importante xenodochio per i pellegrini che guadando il Mincio s’incamminavano verso i cammini della fede diretti a Roma, Gerusalemme e Santiago de Compostela.

Da un documento del 1271 si ha certezza che il feudo di Borghetto appartenne ai Templari: in questo atto è contenuto l’elenco dei precettori templari presenti al Capitolo dell’Ordine, tenutosi a Piacenza e presieduto dal Maestro d’Italia, fra’ Enrico da Treviso. Tra i presenti figura fra’ Giovanni, precetto della “domus de Vialexio”.

Poiché è certa l’appartenenza della zona di Valeggio all’episcopato veronese, sembra logico supporre che il vescovo di Verona possa aver concesso il feudo di Borghetto all’Ordine del Tempio. Vi sono vari motivi per i quali si ritiene che tale donazione sia avvenuta alla fine del XII secolo. Essi sono:

  • Già nel 1176 i Templari avevano ricevuto la chiesa di San Vitale in Verona dove il 30 settembre 1184 morì e fu sepolto il Maestro generale dell’Ordine, fra’ Arnau deTorroja, giunto dalla Terrasanta assieme al Patriarca di Gerusalemme el al Maestro degli Ospitalieri, per conferire con il papa e con l’Imperatore Federico Barbarossa in merito ad una nuova crociata. Si ricorda anche che tra gli europei giunti, alla fine del settembre 1189, in rinforzo alle truppe crociate davanti ad Acri, vi era una compagnia di italiani agli ordini di Gerardo, arcivescovo di Ravenna, e del vescovo di Verona, Abelardo;
  • negli anni a cavallo del 1200 presero potere, in Verona e dintorni, famiglie guelfe come i Sambonifacio;
  • l’architettura e le caratteristiche delle tre absidi superstiti della chiesa indicano che essa fu eretta alla fine del XII secolo;
  • il toponimo “mason” tipico degli insediamenti templari, è attribuito da secoli alla chiesa romanica e al monastero di Santa Maria della Mason.

Dopo la soppressione dell’Ordine del Tempio, questo insediamento ebbe un curioso destino: inizialmente passò, come decretato da Clemente V, ai cavalieri di Malta, i quali nel 1315 lo permutarono con i beni e la chiesa di San Martino di Treviso, possesso dei benedettini dell’Abbazia di San Zeno a Verona.

Gli eredi Cangrande, Alberto II e Mastino II, concentrarono le loro mire espansionistiche sulla valle del Mincio, con particolare riguardo al guado strategico del fiume. Il 12 aprile 1331 acquistarono dall’abate benedettino di San Zeno il feudo di Borghetto.

La quasi totalità dei beni immobili e dei vasti terreni coltivati divennero proprietà della Fattoria Scaligera, l’organismo preposto alla gestione degli ingenti beni posseduti dalla Signoria di Verona.

In seguito una bastita collegò Borghetto al Castello di Valeggio sul colle e alle difese murate del Serraglio, iniziate nel 1345 da Mastino II e completate nel 1359.

Lo storico Cesare Farinelli definì Borghetto “l’ostello dei Templari”:

«La fortuna di Borghetto, infatti, è quella di essere uno dei pochissimi guadi sul Mincio, un punto di passaggio praticamente obbligato, ancor più della vicina Peschiera, per chi transitava dalle terre venete verso sud o verso ovest, e viceversa», spiega lo storico valeggiano «Qui nel Medioevo arrivarono i Templari per costruirvi il primo ponte e offrire ospitalità ai tanti pellegrini che passavano diretti ai grandi santuari della cristianità, da Gerusalemme a Santiago de Compostela».

Della scomparsa chiesa di Santa Maria non rimane che un’abside in stile romanico visibile dal cimitero dietro la chiesa di San Marco; i termini Madonna della Mason e mulino della Mason fanno eco a Magione.

A perenne memoria del possesso del feudo di Borghetto da parte dei cavalier del Tempio rimane la devozione della Madonna della Mason, effiggiata in una tela del pittore Giovanni Caliari nel 1835, e che costituisce, a detta degli storici, l’effige miracolosa affrescata anticamente sul muro.

 

FONTI:

  • “Guida all’Italia dei Templari: gli insediamenti templari in Italia” – Bianca Capone, Loredana Imperio, Enzo Valentini; 1999 – Edizioni Mediterranee
  • “I Templari. La vera storia dei cavalieri del tempio ricostruita dai documenti originali” – Dailliez Laurent; 2002 – San Paolo Edizioni
  • “Guido da Verona romanziere. Il contesto politico-letterario, i temi, il destino” – Tiozzo Enrico; 2009 – Aracne Editore
  • “Quando in Italia c’erano i templari. Italia settentrionale” -Capone Ferrari Bianca; 1997 – Edizioni Federico Capone
  • “Fortezze di Dio. Castelli, monasteri, templi: quando le religioni si preparano alla guerra” – Harrison Peter; 2006 – Mondadori (collana Oscar storia)
  • “Templari in Italia. Un mistero tra santi guerrieri e demoni eretici” – Cennamo Mario; 2005 – Editore Frilli
  • https://www.valpolicellaline.it/territorio/i-templari.html

a cura del Dott. Ivan Perusi  e di Fabio Scolari