Castelvecchio


castelvecchio3Dimora alternativa al Palazzo in Piazza dei Signori, con il Ponte Scaligero è l’ultima e la più prestigiosa residenza degli Scaligeri. La costruzione, iniziata nel 1354 da Cangrande II, fu terminata da Cansignorio nell’arco di vent’anni.
L’opera rappresenta un segnale di decadenza della Signoria Scaligera ed è concepita quale roccaforte all’interno della città, non tanto per difendersi da incursioni esterne, ma per offrire al signore della città una residenza in grado di resistere ad eventuali moti di ribellione interna. L’ubicazione stessa del castello, ai margini del centro urbano, con la piazza d’armi rivolta contro la città e la residenza esterna alla cinta fortificata, denota la rottura del legame fra dinastia e cittadinanza che aveva costituito la forza dei primi Scaligeri. Cangrande II, imparentato con i conti del Tirolo che lo avevano sostenuto contro i ribelli, con il ponte fortificato si garantiva in caso di pericolo una via di soccorso o di fuga verso gli alleati a nord. La rivolta capeggiata dal fratello Fregnano aveva messo in luce la pericolosità dei suoi nemici interni.

Epoca Romana

Nel luogo dove sorse Castelvecchio, i romani avevano costruito un fortilizio avanzato ed un piccolo ponte, collegato con un tratto di muro fortificato all’Arco dei Gavi. castelvecchio-10I grossi blocchi di pietra visibili alla base della torre degli orologi potrebbero essere il resto di tale avamposto difensivo sulla via Postumia, che sarebbe entrata in città di lì a poco con la Porta Borsari, trasformandosi in decumano massimo. Del ponte, probabilmente sull’Adigetto, rimase memoria nei documenti fino al 1285. Il fortilizio fu rifatto più volte e servì in epoca comunale quale testata della cinta muraria che da qui partiva in direzione della Bra.
Il nome originario di Castello di San Martino a quaro” è dovuto alla presenza in questo sito di una piccola chiesa, inglobata poi nel castello, vicina ad un ponte o ad un “quaro” come allora si diceva. Tracce della chiesa, oggetto di odierno restauro, sono visibili a ridosso della cinta muraria verso il Corso.
Il cambio del nome in Castelvecchio avvenne in epoca Viscontea per distinguerlo dai nuovi castelli di San Pietro e San Felice.

Il Castello

castelvecchio-01La struttura è al limite del percorso dell’estremo tratto occidentale delle mura comunali, costruite inizialmente in piccoli blocchi di tufo, che proprio qui si congiungevano all’Adige. In questo tratto si apriva uno degli antichi accessi alla città che immetteva nella strada Gallica per Milano, documentato fin dal 1162 e detto Porta del Morbio, dal nome di un possidente della zona, Morbio da Perceto. Danneggiato dall’inondazione del 1239, questo tratto di mura venne ricostruito da Cangrande I Della Scala (1321-1325) con una diversa tessitura di mattoni alternati ad un conglomerato di ciottoli. Continuando verso sud, esso comprendeva, in continuità con la torre degli orologi, l’arco romano dei Gavi adattato a porta urbica. La complessità dell’imponente costruzione impose la soppressione della porta del Morbio che venne murata ed inclusa nel fortilizio.
Ancora oggi il castello è formato da due nuclei, distinti per struttura e funzione, compresi tra l’Adige e l’attuale corso Cavour: castelvecchio-06ad oriente, verso l’interno della città, una vasta piazzaforte rettangolare ad uso delle truppe, probabilmente dotata solo di protezioni mobili lungo il fiume, ma circondata di mura, torri e fossato sui lati orientale e meridionale, dove inglobava la chiesetta di San Martino in Aquaro; ad occidente, all’esterno della città tra l’ansa dell’Adige e l’antico canale dell’Adigetto, più piccola ed irregolare, la zona residenziale denominata “Reggia”.
Tra la “Piazza d’Armi”, cinta da alte mura merlate e contornate da 7 torri, e la “Reggia” transita la rampa che conduce al ponte. Varcato il ponte levatoio, nel cortile si vede subito di fronte il Palazzo, a sinistra la possente sagoma del Mastio, la torre maestra adorna di merli, alto 42 metri e costruito verso il 1376 da Bartolomeo e Antonio Della Scala.
Nel frattempo, la confisca dei terreni posti sulla riva sinistra dell’Adige, allo sbocco del ponte, aveva consentito la creazione in quella zona di un giardino per la residenza signorile.

Ponte Scaligero

castelvecchio-08Il ponte, un’audace opera architettonica attribuita a Giovanni da Ferrara e Jacopo da Gozo, è costituito da tre grandi arcate, la maggiore delle quali raggiunge i 48 metri di luce. All’epoca della sua costruzione era l’arco più grande d’Europa. Il manufatto è lungo in totale 120 metri e collega il castello alla riva sinistra dell’Adige dove si trovava il giardino Scaligero.
In origine il ponte era accessibile solo dal recinto interno del castello e, con il protrarsi dell’uso militare di quest’ultimo, il pubblico passaggio vi fu ammesso solo dal 1870, aprendo a questo scopo un nuovo arco in stile gotico accanto alla torre degli orologi.
Il ponte non cedette mai alle piene delle acque che travolsero più volte gli altri ponti. Fu però fatto saltare dai tedeschi nel 1945 e ricostruito sei anni dopo, ricomponendo scrupolosamente i materiali originari.

Epoca Viscontea e Veneziana

Dopo la caduta degli Scaligeri, nel 1387, l’utilizzo del castello per scopi militari continuò con Visconti e Carraresi. Si deve a Gian Galeazzo Visconti la costruzione della Cittadella,castelvecchio-04 del passaggio aereo che la collegava al castello di San Martino, riaperto nel 2007 e in parte oggi percorribile, nonché dei castelli di San Felice e di San Pietro sul colle omonimo, da cui derivò il mutamento della denominazione in Castelvecchio.

Durante il dominio della Serenissima Repubblica di Venezia (1409-1797), esso venne adibito a polveriera e caserma. Nel 1759 divenne la sede dell’Accademia militare e fu ampliato nell’ala occidentale con un corpo di fabbrica, attualmente utilizzato come circolo ufficiali. La sede per questa accademia di ingegneria militare, progettata dal veronese Anton Maria Lorgna, viene costruita nell’ambito della reggia, aprendovi le finestre centinate di pietra tenera ancora visibili sulla sinistra di chi procede verso il ponte. L’intervento di Lorgna, accompagnato da un modello ligneo consegnato presso l’Istituto Storico dell’Arma del Genio a Roma, resta il più significativo tra quelli condotti in epoca veneziana.
castelvecchio-09Altro segno lasciato in questo periodo è il grande affresco con il leone di San Marco sul mastio, ora quasi totalmente scomparso. Vi è anche la Vergine e i santi Rocco e Sebastiano, di ignoto pittore veronese del Cinquecento, nella nicchia della torre soprastante il ponte levatoio che conduce alla corte d’armi, dove si trovano anche gli stemmi di alcuni Castellani.
La poderosa opera di rinnovamento del sistema difensivo di Verona avviata dalla Serenissima a partire dal secondo decennio del Cinquecento comportò per Castelvecchio la perdita del ruolo di caposaldo militare di primaria importanza. Alla fine del XVI secolo viene interrato il vallo interno, rimesso in luce quattro secoli dopo. Castelvecchio mantenne tuttavia un forte significato nella struttura e nell’immagine della città.

Occupazione francese e austriaca

Altro momento saliente è rappresentato dall’arrivo delle truppe di Napoleone Bonaparte durante la prima campagna d’Italia, nel 1796.
L’anno seguente, dall’interno di Castelvecchio i francesi respinsero la rivolta delle “Pasque veronesi”, a conclusione castelvecchio-07della quale abbatterono le merlature e mozzarono le torri. I lavori si intensificarono dopo che, con il trattato di Luneville (febbraio 1801), Verona fu divisa seguendo il corso del fiume: la destra d’Adige ai francesi, la sinistra agli austriaci. Fu così demolita la torre di Campagnola e, per difendersi dagli austriaci, venne edificato dai francesi un fortino sul lato della corte d’armi lungo il fiume, sguarnito fino a quel momento, e sul lato orientale. Un nuovo scalone in prossimità del mastro consentiva lo scavalcamento del muro comunale. In previsione di continuare il fortino anche a sud, cosa che poi non avvenne, fu abbattuta la chiesa di San Martino in Aquaro, di cui si distingue ancora l’andamento delle falde del tetto sul muro di cinta meridionale. Altri rifacimenti riguardarono l’affaccio sul Corso e il problema della viabilità: il perimetro del vallo fu regolarizzato, arretrata la torre degli orologi e rimosso nel 1805 l’Arco dei Gavi dalla sua collocazione originaria. castelvecchio-02Vi fu poi l’innalzamento delle mura (1813) già private dei merli per ridurre lo slanciato castello gotico ad una tozza fortezza.

In epoca austriaca (1814-1866) si eseguono solo alcuni ripristini, soprattutto nell’area del ponte, in asse con il quale sorge tra il 1854 e il 1861 nella zona della Campagnola il nuovo arsenale Franz Josef I.

Dal 1850 una stazione di telegrafo ottico sulla sommità del mastio garantisce i contatti con le altre piazzeforti del Quadrilatero.
Dopo l’annessione del Veneto all’Italia, il ponte viene aperto alla città, creando una porta arcuata sulla muratura estera e una rampa attraverso la corte del Collegio. Subito dopo Verona è alle prese con la riparazione dei danni causati dall’inondazione dell’Adige del 1882, tramite l’innalzamento degli argini e l’interramento di vari canali tra cui quello dell’Adigetto, adiacente al castello.

Trasformazione in Museo

Alla fine della prima guerra mondiale, la diminuita importanza strategica della città pone le premesse per la richiesta al Demanio da parte del Comune dell’uso del castello per ospitarvi le raccolte civiche d’arte medievale e moderna. castelvecchio-03La richiesta viene accolta per l’intero complesso, sancendone il passaggio definitivo da caserma a museo, mentre il Circolo Ufficiali di Presidio rimarrà ad occupare l’area del Collegio Militare e il piano terreno della Reggia.
Durante il regime fascista (1922-1945), Verona è tra le città italiane maggiormente impegnate nella realizzazione di opere pubbliche, inclusi i restauri di monumenti e musei, come il Teatro Romano, Castelvecchio, l’Arco dei Gavi e il museo Maffeiano.
Tra il 1924 e il 1926 si avvia il ripristino del complesso, deturpato dai precedenti eventi e utilizzi militari. Con l’intento di rievocare la tradizione dei fasti Scaligeri e di restituire alla città l’immagine del castello medievale, vengono rialzate le torri, ripristinati i camminamenti di ronda e le merlature ghibelline. Le facciate della caserma vengono radicalmente trasformate: quella settentrionale con l’inserimento di finestre e portali gotici, quella orientale con l’aggiunta di elementi rinascimentali, provenienti da edifici veronesi ormai distrutti. castelvecchio-05Gli interni vengono decorati in stile medievale e rinascimentale.
A restauro terminato, vengono trasferite da Palazzo Pompei a Castelvecchio le collezioni d’arte antica e moderna insieme a quelle archeologiche e naturalistiche. Il Museo Civico ospita dipinti di grande valore, in maggioranza di pittori veronesi, sculture, un’armeria, una mostra di stoffe trecentesche di grande pregio rilevate anche dal sepolcro di Cangrande. Su un pontile scoperto si trova la statua equestre originale di Cangrande I della Scala.
La seconda guerra mondiale arreca gravi danni al complesso. Nel 1945 gli alleati bombardarono l’ala orientale del castello, mentre i tedeschi in fuga fecero saltare il ponte scaligero e quello della Pietra. Un anno prima nelle sale del castello vi fu il processo a Galeazzo Ciano, genero di Mussolini, terminato con la condanna a morte dell’imputato.
Al termine del conflitto, in pochi anni, dal 1948 al 1951, si procede alla ricostruzione del ponte e dell’ala di sala Boggian, destinata a Salone dei concerti. Negli anni 1957-1964 gli spazi interni del Castello hanno goduto di uno splendido restauro e di un pregevole allestimento museale firmati dall’architetto Carlo Scarpa.

FONTI:

  • Verona, Romana Medievale Scaligera – Mario Patuzzo
  • Verona, Carlo Scarpa e Castelvecchio, guida alla visita – Alba di Lieto
  • Verona, Storia, Cultura, Territorio, Immagini
  • Verona, Guida storico artistica – Penelope Brownell e Francesco Curcio
  • Museo di Castelvecchio – Guide Marsilio
  • Ritratto di Verona, lineamenti di una storia urbanistica – Lionello Puppi
  • Mappa satellitare – Google Maps
  • Fotografie – Massimo Spazian

a cura di Massimo Spazian