La danza nel Medioevo

Da sempre la danza ha avuto per l’uomo un’importanza molto profonda: già per gli uomini primitivi era un rito, che serviva a creare un contatto con le divinità, unendo corpo e spirito. Essa aveva una fortissima valenza sociale e soprattutto religiosa, accompagnando i rituali più importanti come il matrimonio, la caccia, le nascite e la morte.

E così è proseguita nei secoli, nelle varie culture e nelle varie civiltà, fino ai giorni nostri.

Con l’avvento della religione cristiana, la danza venne ritenuta una manifestazione peccaminosa, dove protagonista assoluto era il corpo, quindi il male. Dal Medioevo in poi diviene una disciplina rigidamente regolata da leggi e ferree imposizioni.

Si è pensato di dividere la danza del Medioevo in diversi caratteri, per capire lo stato della danza a quel tempo.

DANZA SACRA

Essa accompagnava fino al XVII sec. quasi tutte le cerimonie religiose, davanti al Santo Sacramento nelle chiese di Siviglia, Toledo e Valencia. E questo grazie ad un fatto importante: nel 1439 a Siviglia l’Arcivescovo Don Jaime de Palafox volle sopprimere il balletto dei Seises, i ragazzi del coro della Cattedrale, ma essi fecero un viaggio fino a Roma, protestando presso il Papa ed asserendo che le loro danze e il loro costume aggiungeva prestigio alle cerimonie religiose. Danzarono davanti al Papa Eugenio IV, ottenendo una bolla papale che autorizzava il mantenimento di quelle danze nel rito, e che ancora oggi a Siviglia si ripetono in chiesa per la festa del Corpus Domini.

DANZE RELIGIOSE

Esisteva l’usanza di danzare, oltre che nelle chiese, anche durante i funerali, nelle processioni, e nei cimiteri. Queste “danze dei cimiteri”, secondo alcuni storici, avrebbero creato la tradizione delle “danze macabre” o “danze dei morti”, e nonostante le punizioni inflitte dai vescovi ai fedeli colpevoli, queste interdizioni più volte non vennero rispettate. Ad ogni modo, di queste “danze macabre”, ci rimangono solamente citazioni in manoscritti, in raffigurazioni, miniature e incisioni, che riportano immagini di uomini, soldati o donne accompagnati dalla morte, rappresentata da uno scheletro. Le “danze dei morti” costituiscono una preziosa testimonianza dello stato spirituale e morale che regnava nel Medioevo. Nessuna epoca infatti coltivò l’idea della morte con tanta insistenza come l’Alto Medioevo: essa non era soltanto una pia esortazione (memente mori), ma anche una satira sociale.

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DANZA PROFANA

Comprende le rappresentazioni di spunto religioso con svolgimento profano. Nel 1462 il Re di Provenza Renato d’Angiò, organizzò una processione, detta La Lou Gouè, che era un vero e proprio balletto ambulante (ambulatorio), ricco di scene allegoriche, figurazioni animate e danzate che la cui tradizione si perpetuò per tre secoli. Danza 4Si può considerare un’anticipazione dei carri Carnevaleschi. Nello spettacolo infatti apparivano fauni, cavalieri, figure mitologiche come Marte e Minerva, il Carro dell’Olimpo di Giove, ebrei danzanti intorno al Vitello d’oro, e i Magi che seguivano una stella. Infine una rappresentazione di Gesù con la croce sulle spalle, seguito da apostoli, mazzieri e, ultima, la Morte, a richiamare le sopracitate “danze macabre”.

Nel Medioevo, dunque, la danza dovette abbandonare la Chiesa per rifugiarsi presso i laici e durante il Carnevale si sfogava nella sua pienezza in una folle allegria che denunciava l’esplosione di una gioia di vivere compressa durante l’anno da tante astinenze.

DANZA DI CORTE (O AULICA)

Più semplicemente di mondano passatempo. I primi danzatori profani nel Medioevo furono i funamboli, i giocolieri che si apparentano agli istrioni dell’antichità e di memoria etrusca. I danzatori sulla corda erano celebri e allietavano le feste dei ricchi signori. Questa tradizione del virtuosismo aereo sarà poi trasferita e mantenuta negli esercizi del circo con i suoi acrobati e i volteggiatori equestri. Balletti e mascherate, accompagnamenti d’obbligo di ogni festa presso sovrani o potenti, si fecero via via più liberi e sfrenati, più licenziosi, dopo il “Ballo degli ardenti” presso Giovanna II d’Alvernia, Duchessa di Berry, nel 1393, chiamato così proprio perché alcuni partecipanti mascherati perirono nelle fiamme delle torce.

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DANZA DI CARATTERE LETTERARIO

Questo tipo di danza riguardava gli intellettuali e i signori stessi. Nei secoli dell’Alto Medioevo la danza era riservata esclusivamente alle donne, in quanto non ritenuta adeguata alla dignità maschile. Ma poi, poco a poco, anche gli uomini parteciparono alla danza. Al principio del Duecento, con lo sciogliersi dell’irrigidimento dei costumi, i signori imitarono il popolo, cosicchè dame e cavalieri si prendevano per mano e, a guisa di cerchio, formando cerchi chiusi e aperti, si abbandonavano al piacere della farandole. Si battevano le mani o ci si accompagnava con il canto. Le ballate scritte in origine per il ballo, venivano cantate così: un solista intonava la strofa e il coro cantava i ritornelli. Alle canzoni a ballo si accompagnò in seguito anche la musica di strumenti a corde, musica naturalmente povera, non espressiva, monocorde. Proprio questo accompagnamento cantato diede luogo alla famosa carola.

Mano a mano che la civilizzazione si affina, la danza popolare è adottata dalla nobiltà; ma questa trasposizione si fa in parecchie tappe assai confuse con cambiamenti costanti. Inoltre si rileva una differenza tra danza bassa e danza alta. La bassa danza, binaria, strascicata, terra a terra, calma e tranquilla, senza salti, era la danza dei signori. La danza alta, (o irregolare), nella quale ci si staccava dal suolo e si saltava, apparteneva giustamente al popolo, ed era detta danza popolare, vivace, ternaria, saltata.

La pavana è un esempio di bassa danza, la gagliarda di danza alta. Nell’elaborazione dei due modi che vanno intesi come danza per la corte e come ballo per il popolo, vale a dire dall’unione della prima al secondo, si formeranno le prime fonti valide e sicure della danza accademica. Successivamente il Rinascimento contribuirà a dare più rilievo e una veste più ricca alle grandi evocazioni mitologiche di cui si sono visti gli embrioni nelle danze ambulatorie. Gli stessi vestiti pesanti dalle lunghe code richiedenti evoluzioni calme e strascicate, si alleggeriranno per dar modo alla coreografia di tendere verso figurazioni più brillanti, più leggere, saltate (coreografia di elevazione). La sfrenatezza popolare si mescolerà alla riservatezza dei nobili che prenderanno gusto alle danze collettive, mentre la stessa cortesia trovadorica che affina la danza a coppie dei castelli, verrà a sua volta assimilata e adottata dal popolo.

In ogni caso, nel Medioevo, si riscontra che, nonostante il proibizionismo religioso, la danza è talmente parte dell’uomo, che trova comunque e dovunque uno spazio nella vita e negli avvenimenti sociali.

FONTI:

  • “Storia della danza e del balletto” di Alberto Testa

 

a cura di Monia Mantovanelli