L’usbergo: la cotta di maglia metallica del guerriero medievale

Usbergo con cappuccio

L’usbergo, propriamente detto, era una protezione individuale appartenente alla più vasta – e antica – tipologia delle cotte di maglia. L’inizio dell’utilizzo dell’usbergo è documentabile a partire dall’inizio del Basso Medioevo, cioè immediatamente dopo la fine dell’epoca antica avvenuta con il crollo dell’Impero Romano d’Occidente nel 476 d.C., e si è mantenuto per molti secoli.

L’usbergo deriva sicuramente, in via diretta, dalla lorica hamata, la cotta di maglia metallica utilizzata dai legionari romani, e, a seguito delle conquiste romane, esportata in tutto l’areale mediterraneo.

Va brevemente notato che, a sua volta, la lorica hamata risulta essere, con molta probabilità, l’adattamento romano di un articolo originariamente utilizzato, se non inventato, dai Celti, con i quali i Romani si erano scontrati sin dal IV secolo a.C.. I Celti erano noti, effettivamente, per essere molto abili nel forgiare il ferro.

“Guerriero di Vachéres”, statua di soldato gallo-romano del periodo augusteo con lorica hamata

A dare autorevole credito a questa ipotesi è Marco Terenzio Varrone, militare e autore romano del I secolo a.C., il quale, nella sua opera De Lingua Latina, testualmente scrive:

“Lorica, quod e loris de corio crudo pectoralia faciebant; postea subcidit gallica e ferro sub id vocabulum, ex anulis ferrea tunica”.

Ovvero: “Lorica”, così denominata in quanto costruivano pettorali con cinghie di cuoio crudo; in seguito, venne chiamata con lo stesso nome la “gallica” di ferro, una tunica ad anelli di ferro.

I Romani utilizzarono diffusamente la lorica hamata, e ne dotarono migliaia di legionari, che ne apprezzarono l’alto grado di protezione e versatilità.

Dopo la fine del mondo romano, la cotta di maglia transitò nel medioevo, decisamente apprezzata per gli stessi motivi. Dalla protezione per il solo torso tipica delle cotte romane, essa aumentò gradualmente di dimensioni, arrivando a coprire tutte le braccia – spesso ma non sempre –, l’intero torso, spesso la testa, e le gambe. Tali parti erano in precedenza protette da altri tipi di armi difensive che, però, in epoca medioevale erano cadute in disuso, venendo appunto in gran parte sostituite da una forma più ampia di cotta di maglia metallica. Era nato l’usbergo.

Usbergo e gambesone

L’usbergo era quindi costituito da una tunica di maglia, costruita con anelli di ferro, che proteggeva fino alle gambe efficacemente dai colpi fendenti di arma da taglio, non altrettanto da ben assestati colpi di punta o da contusioni. L’usbergo, a causa della sua scarsa rigidità, non era infatti una difesa efficace contro i colpi più violenti e, per tale motivo, veniva sempre vestito sopra una tunica imbottita detta gambesone o zuparello, che inoltre proteggeva il corpo dallo sfregamento con il metallo.

La tecnica costruttiva dell’usbergo mostrava alcune varianti, anche se alla base si trattava, in tutti i casi, di congiungere un gran numero di anelli di ferro, tutti della stessa dimensione, secondo una modalità che consentisse la flessibilità e l’adattabilità della cotta.

Gli anelli erano forgiati uno per uno a partire da un filo metallico, che veniva tagliato, ripiegato su se stesso a caldo per formare l’anello, e saldato.

Metodi di chiusura degli anelli

I metodi di congiunzione degli anelli tra loro erano, in Europa, sostanzialmente due: il sistema del “quattro in uno” e quello del “sei in uno”. Diversi metodi erano in uso in altre parti del mondo per lo stesso scopo, ad esempio in India e in Giappone.

Maglia “4 in uno” o “maglia romana” o “europea”

Maglia “6 in uno”


 

Esisteva anche il sistema cosiddetto a “maglia normanna”, simili ai sistemi orientali, poco utilizzati in Europa.

“Maglia normanna”

Usbergo di Bayeux

L’usbergo si mantenne simile – con qualche diverso accorgimento – nel corso dei secoli, e l’evoluzione interessò principalmente le protezioni che andarono di volta in volta a completarlo. Esso contribuì inoltre a definire il ruolo della cavalleria pesante: la natura costruttiva dell’usbergo, unita al fatto che ancora lo sviluppo tecnico delle protezioni in piastra era latente, portò, tra i più abbienti, ad incrementare le protezioni accessorie ad esso, richiedendo ora un nuovo impiego dei cavalli, non più concepiti esclusivamente per il trasporto o l’inseguimento, ma, forniti di staffa e armatura, anche per le cariche e per il combattimento nella mischia. Il cavallo ed il cavaliere, così, divennero un tutt’uno, una formidabile macchina da guerra.

Usbergo inglese del XI secolo con fibbie in cuoio

All’inizio, l’usbergo nell’Europa medievale cercò di superare i limiti delle maglie antiche ricorrendo ad anelli con un diametro inferiore a quello delle frecce. La diffusione della balestra in Occidente a partire dal Basso Medioevo, disponendo di una potenza di gran lunga superiore al comune arco, costituì però una drastica battuta d’arresto al predominio della maglia metallica, che non poteva assorbire l’urto del dardo. Si arrivò quindi alla creazione di una maglia mista, in cui l’anello di ferro andava a congiungersi o a sovrapporsi con piastre più o meno pesanti di metallo, già in uso in Oriente.

Fece la sua comparsa anche una sotto-corazza in lino, più raramente in cotone, imbottita, nota nel medioevo come giubba d’armi (anche “zuppa d’armi”) o gambesone.

L’usbergo si dota sia di protezioni per braccia e gambe, attraverso l’utilizzo di maniche e cosciali di maglia metallica, sia di cappuccio, sempre in maglia metallica, chiamato camaglio, oltre alla cotta di maglia per la protezione del busto e ad un altro elemento metallico per la difesa delle gambe, denominato chauteaux. L’insieme di queste tre parti forma usbergo propriamente detto, esante circa 15 kg, talvolta anche fino a 20, a seconda del tipo di anello che va a formare la maglia metallica.

Nel Trecento comincia a diffondersi l’utilizzo di piastre di ferro per la protezione degli arti, o quantomeno per le parti più esposte di essi. Allo stesso modo, piastre metalliche cominciano ad essere adoperate anche per la difesa del torso.

Usbergo italiano del XIV secolo

È nel successivo XV secolo, però, che i cavalieri cominciano ad utilizzare una completa armatura metallica, che copre tutto il corpo proteggendolo nella sua interezza. Queste corazzature sono caratterizzate da un elevato peso (fino anche a 30 kg).

Tuttavia, gli uomini d’arme e i cavalieri non abbandonarono del tutto la cotta di maglia, che fu portata di filo più sottile, sotto all’armatura, per difendere le parti che venivano scoperte nei movimenti di lotta: si dà come esempio la statua sepolcrale di Guidarello Guidarelli, di Tullio Lombardo, architetto e scultore della fine del sec. XV, e conservata nell’Accademia di belle arti a Ravenna.

Evoluzione

Usbergo da parata utilizzato da re Giovanni II Casimiro di Polonia nel XVII secolo

Cessato l’uso della corazza non cessò quello delle cotte di maglia che talvolta venivano indossate sotto gli abiti (civili o militari) di stoffa, per protezione e sicurezza.

Cotte di maglia particolari, da parata, finemente lavorate e impreziosite, appartenute generalmente a reali, sono tuttora conservate in vari musei, come quella mostrata nell’immagine a fianco.

FONTI:

 

A cura del Dott. Fabio Callegati