
La storia di Spinetta Malaspina, o meglio, Spinetta il Grande di Fosdinovo, finisce a Londra, sebbene lui in realtà non vi sia mai stato. Assurdo, direte voi, e mi troverete senz’altro d’accordo.
Cosa pone la parola “fine” sull’esistenza di un personaggio meglio del suo monumento funebre?

Eppure, nonostante l’interessato l’avesse dettagliatamente specificato nel proprio testamento e ne avesse affidato la realizzazione ai suoi eredi, Spinetta non riuscì mai ad avere sulla sua tomba il monumento che tanto aveva desiderato in vita.
Ad oggi il suo luogo di sepoltura è ancora ignoto, anche se alcune ipotesi lo vogliono inumato nella chiesa di Santa Margherita, poco distante dal castello di Fosdinovo, dove morì nel 1352. Nel testamento, infatti, il condottiero richiedeva una sepoltura di prestigio nella chiesa maggiore della città in cui sarebbe spirato. Purtroppo, localizzare oggi quel sepolcro è impossibile, poiché l’edificio fu completamente distrutto da un violento terremoto.
A Londra è invece giunta, dopo un lunghissimo viaggio iniziato nel 1518 in seguito alla demolizione della chiesa di San Giovanni in Sacco a Verona — primo luogo nel quale venne collocata — la honorabili arca marmorea tanto desiderata da Spinetta, ma scolpita solo dopo la sua morte per volontà dei nipoti.
All’epoca era infatti consuetudine realizzare monumenti funebri sospesi, sormontati da scene allegoriche raffiguranti il defunto, solo oppure accompagnato da personaggi reali o simbolici. Le celebri Arche Scaligere rappresentano ancora oggi uno degli esempi più straordinari di questa tradizione artistica medievale.
Le origini di Spinetta Malaspina
Facciamo ora un balzo all’indietro fino al 1282, anno in cui si stima sia nato, da Gabriele di Isnardo, il protagonista di questo trattatello: Spinetta il Grande.
Appartenente al ramo dello Spino Fiorito della famiglia Malaspina, possedeva vasti domini nella Lunigiana, fra il fiume Magra e il Mar Tirreno, a cavallo di quello che oggi è il confine tra Liguria e Toscana.
Nonostante il suo nome sia sconosciuto ai più, la sua vita si intrecciò più volte con quella della famiglia veronese dei Della Scala, e in particolare con Cangrande, poiché entrambi vissero in quel meraviglioso quanto turbolento periodo dei Comuni e delle Signorie, durante il quale vide la luce anche la Commedia di Dante Alighieri.
La sua giovinezza trascorse quasi completamente nell’anonimato, complice la scarsità di documenti che lo citano, fatta eccezione per un canonicato onorario ricevuto nel 1301. Ciò non gli impedì tuttavia di fare il proprio ingresso sulla scena politica nel modo più prestigioso possibile.
Nel 1311, infatti, compare al seguito di Enrico VII di Lussemburgo, alla cui incoronazione imperiale aveva con ogni probabilità partecipato. Fu proprio l’imperatore a inviarlo a Reggio Emilia con il compito di riportare la città sotto l’influenza ghibellina.
L’anno successivo Spinetta tornò al fianco di Enrico durante l’assedio di Firenze, ma l’impresa fallì e la prematura morte dell’imperatore, nel 1313, lasciò lo schieramento ghibellino privo della sua guida.
La faida che ne seguì indebolì ulteriormente la compagine proprio mentre, nella guelfa Lucca, emergeva la figura destinata a diventare la nemesi del nostro protagonista: Castruccio Castracani, nominato vicario del vescovato e destinato, di lì a poco, a diventare il dominatore della città.
Spinetta Malaspina contro Castruccio Castracani
Occorre precisare che, a differenza di molte altre famiglie storiche toscane, i Malaspina dello Spino Fiorito non nutrivano una particolare fedeltà né alla causa guelfa né a quella ghibellina. Preferivano piuttosto modificare le proprie alleanze in base alla convenienza politica del momento.
Questo spiega sia la breve parentesi guelfa di Spinetta, sia alcune alleanze con città tradizionalmente guelfe, come Firenze.

Privo di un reale antagonista capace di contrastarne l’ascesa, Castruccio Castracani degli Antelminelli divenne rapidamente il dominatore assoluto di Lucca.
Sebbene entrambi appartenessero formalmente all’area ghibellina, Malaspina e Castracani si scontrarono ripetutamente per il controllo della Lunigiana, patria dei Malaspina dello Spino Fiorito, e delle terre soggette alla città di Lucca.
Lo strapotere del signore lucchese costrinse infine Spinetta ad abbandonare definitivamente la propria terra nel 1319, trovando rifugio presso la corte di Cangrande della Scala a Verona.
Per due anni combatté al servizio degli Scaligeri nelle campagne militari contro Treviso e Padova.
Nel 1321 compì il suo breve voltafaccia guelfo, schierandosi con Firenze contro la Lucca di Castruccio. Qualunque alleanza sembrava lecita pur di abbattere il suo acerrimo nemico.
La Lega costituitasi a Reggio nello stesso anno, tuttavia, non ebbe il successo sperato e Spinetta fu costretto a rientrare ancora una volta a Verona.
Seguirono anni di fedele servizio al fianco della famiglia scaligera e, per ricompensarne il valore dimostrato in battaglia e la lealtà, Cangrande della Scala gli donò nel 1328 il castello di Vighizzolo, conquistato proprio grazie alle sue imprese militari.
In quello stesso anno la lunga rivalità che aveva opposto i due condottieri toscani si interruppe improvvisamente: nel mese di settembre Castruccio Castracani morì infatti al culmine della propria potenza.
Spinetta colse immediatamente l’occasione e riuscì finalmente a riconquistare gran parte dei territori che gli erano stati sottratti e dai quali era stato costretto ad allontanarsi nove anni prima.
Il consigliere dei Della Scala
Nel giro di appena due anni, Spinetta Malaspina non perse soltanto il suo acerrimo nemico, ma anche il suo più fidato alleato e patrono. Nel 1329, infatti, morì Cangrande della Scala, lasciando il governo di Verona ai nipoti Mastino II e Alberto II della Scala.
Da quell’anno, e fino alla morte, Spinetta trasferì stabilmente la propria residenza nel castello di Fosdinovo, senza tuttavia interrompere il rapporto con la famiglia scaligera. Continuò infatti a sostenerla nelle numerose campagne militari e nelle delicate questioni diplomatiche, fatta eccezione per un breve periodo, fra il 1331 e il 1333, durante il quale tornò ad allearsi con Firenze.
È possibile che, dietro questo nuovo riavvicinamento ai guelfi, si celasse il desiderio di diventare signore di Lucca, quasi a voler completare la propria personale rivincita nei confronti del defunto Castruccio Castracani.

Nel 1334 rientrò definitivamente nelle grazie degli Scaligeri, come se la parentesi filo-guelfa non fosse mai esistita.
L’anno successivo conquistò Parma per conto della famiglia della Scala e, nel 1336, venne nominato vicario della città, assumendone pieni poteri.
Nel 1337 Mastino II lo investì cavaliere insieme al figlio Cane della Scala. Nello stesso periodo partecipò alle trattative di pace fra gli Scaligeri e la lega formatasi per contrastarne l’espansione territoriale.
Fu proprio Spinetta a convincere il bellicoso Mastino a sottoscrivere la pace nel 1339.
Due anni più tardi contribuì anche alla decisione di vendere Lucca ai fiorentini, assicurandosi però, prima della cessione, una consistente parte dei domini lunigianesi appartenenti al territorio lucchese.
La vendita venne contestata dai pisani, che, approfittando del progressivo indebolimento del potere scaligero, chiesero il sostegno dei Visconti per limitare l’influenza veronese in Toscana.
Ancora una volta Spinetta dimostrò tutta la propria abilità diplomatica.
Trattò con entrambe le parti, cedendo formalmente alcuni territori sotto il proprio controllo per poi riottenerli come benefici feudali, perseguendo sempre il medesimo obiettivo: consolidare il potere e gli interessi della propria casata.
A partire dal 1345 circa si ritirò progressivamente dalla vita militare, probabilmente anche a causa dell’età avanzata. Ciò non gli impedì però di continuare a gestire un’intensa attività economica, documentata almeno fino al 1349.
L’ultima impresa militare nella quale compare il suo nome risale con ogni probabilità al 1351, quando affiancò Alberto II della Scala.
L’anno successivo, nel 1352, Spinetta Malaspina morì per malattia nel castello di Fosdinovo.
Lasciò tre figlie, tutte andate in sposa a importanti famiglie nobili toscane, oltre a numerosi figli naturali.
Poiché non disponeva di eredi legittimi maschi, designò come successori i figli dei fratelli, già scomparsi da tempo, ai quali affidò l’intero patrimonio dei domini tosco-lunigianesi.
Conclusione
Spinetta Malaspina è senza dubbio un personaggio oggi sottovalutato, ma rappresenta perfettamente quella che, con una definizione moderna, potremmo chiamare politica del pragmatismo o, se si preferisce, trasformismo politico.
Osservato con gli occhi del presente, potrebbe apparire come un autentico “voltagabbana”. In realtà, nel XIV secolo, il continuo mutare delle alleanze costituiva una pratica tutt’altro che insolita.
Basti pensare allo stesso Dante Alighieri, che iniziò la propria carriera politica nelle file dei Guelfi, aderì successivamente ai Guelfi Bianchi e concluse infine il proprio esilio alla corte del ghibellino Cangrande della Scala.
Nel caso di Spinetta emerge però con chiarezza un filo conduttore che accompagna tutta la sua esistenza.
Ogni scelta politica, ogni cambio di alleanza e ogni impresa militare sembrano rispondere al medesimo obiettivo: recuperare i territori perduti, rafforzare il potere del ramo dello Spino Fiorito e accrescere il patrimonio della propria famiglia.
Fu proprio questa determinazione a guidarlo per tutta la vita, inducendolo ad affrontare guerre, esili, alleanze mutevoli e delicate trattative diplomatiche.
Alla sua morte lasciò ai propri eredi una fortuna considerevole e un dominio nuovamente consolidato, dimostrando come, al di là dei giudizi morali che oggi possiamo formulare, fosse stato uno dei più abili uomini politici e militari della Lunigiana medievale.
Fonti
- Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, voce Spinetta Malaspina.
- Il Corriere Apuano, 26 marzo 2020, La lunga guerra tra Castruccio e Spinetta Malaspina il Grande.
- Welcome2Lucca, Spinetta Malaspina: l’orgoglio lunigiano al servizio del suo ego.
A cura di Vittoria Cagalli