Fregnano della Scala


Fregnano Della Scala, figlio naturale di Mastino II della Scala, nacque a Verona, circa nel 1331. Era con buone probabilità, il maggiore tra i dodici figli di Mastino (sei legittimi avuti dalla moglie Taddea da Carrara e sei naturali).

Fregnano fu uomo di particolari virtù, preferito dal padre Mastino. Matteo Villani lo definisce “uomo pro’ e ardito d’arme e dì grande animo”, e Pietro Azario lo ricorda come uomo di grande eloquenza.

Tra il 1344 e il 1346, Mastino II gli affidò temporaneamente il comando delle truppe veronesi nella spedizione inviata in soccorso di Modena, contro Milano e Mantova. Nell’agosto del 1345 Mastino II fece insignire il figlio del cingolo militare da Obizzo d’Este, suo stretto alleato in quella occasione. Nel 1347 Fregnano divenne podestà di Vicenza (lo fu di nuovo nel ’51-’53) e il 3 dicembre di quell’anno accolse in quella città Luigi I il Grande, re d’Ungheria.

Nel 1350 Cangrande II, figlio di Mastino II, sposa Elisabetta di Baviera, la figlia dell’Imperatore Ludovico il Bavaro, e sorella di Ludovico di Brandeburgo. Mastino II prestò al brandeburghese una grande somma di danaro, e l’amicizia venne consolidata negli anni seguenti con visite reciproche.

La carriera militare di Fregnano iniziò nel 1350 allorché venne posto a capo di un migliaio di uomini ed inviato in aiuto di Astorgio di Durafort, legato di Romagna per lo Stato Pontificio, contro i figli di Taddeo Pepoli, giovani quanto inesperti signori di Bologna.

Il 3 giugno 1351, Mastino II morì di febbre e lo stesso giorno suo fratello Alberto cedette i propri diritti sulla Signoria di Verona ai tre figli legittimi del defunto. Cangrande II cominciò a governare senza curarsi dei due fratelli, che al tempo erano solo dei fanciulli.

Fra il  1352 e il 1353 Fregnano fu assoldato da Venezia insieme con Federico Gonzaga nella guerra per la riconquista della Dalmazia, invasa dal re d’Ungheria. Nel gennaio 1353 fu ospite del marchese di Brandeburgo, a Trento, dove vinse un torneo. Nel febbraio 1354 si recò a Mantova per le nozze di Filippo Gonzaga; fu qui che egli cominciò a tramare con i Gonzaga per scalzare Cangrande II dalla Signoria di Verona.

La rivolta scoppiò nello stesso mese, nel momento cruciale della preparazione politica e militare di una lega antiviscontea di cui Verona faceva parte insieme ai Veneziani, agli Estensi ed ai Carraresi.

Fregnano approfittò dell’assenza di Cangrande II, il quale era a Bolzano in visita al duca di Brandeburgo, suo cognato, alla ricerca di aiuti militari. Il signore di Verona era partito assieme al fratello Cansignorio, che al tempo aveva quattordici anni, ed al fratello Tebaldo; Cangrande II aveva invitato ad accompagnarlo anche Fregnano, ma quest’ultimo aveva rifiutato, sostenendo di non essere in grado di cavalcare. Cangrande II aveva allora affidato la città allo stesso Fregnano e ad Azzo da Correggio, lasciando a Verona sua moglie, sua madre ed il fratello Paolo Alboino.

Il complotto di Fregnano, che aveva l’appoggio dei Gonzaga, ebbe inizio la notte tra il 16 e il 17 febbraio: egli convocò Azzo da Correggio e i due notai Celestino e Tebaldo, l’uno responsabile delle truppe, l’altro delle porte cittadine e dei castelli del distretto, e li convinse a sostenerlo nel diffondere la falsa notizia della morte di Cangrande II a seguito di un agguato tesogli dai signori di Castelbarco. Questo avvenne lunedì 17, di fronte al popolo convocato in assemblea e, assieme alla notizia della morte del signore di Verona, Fregnano annunciò che Bernabò Visconti marciava verso Verona. La notizia di questa falsa emergenza gli consentì di farsi nominare signore della città insieme con Paolo Alboino e con l’assente Cansignorio, e di spedire la guarnigione cittadina fuori Verona per fronteggiare l’avanzata milanese (Bernabò si presentò però di fronte alle mura solo il 24 febbraio). Una volta partiti i soldati, Fregnano prese a cavalcare in giro per la città a cavallo urlando “viva il popolo di Verona e muoiano le gabelle” e, dopo diede l’ordine di far suonare le campane della chiesa di San Fermo per mobilitare i congiurati. Fece ardere i libri delle condanne e altri atti di corte, aprì le porte delle carceri e promise al popolo un’elargizione. Si impadronì del tesoro e dei beni preziosi che erano custoditi dalla moglie di Cangrande II e delle suppellettili del palazzo di questo.

Nei confronti dei propri familiari Fregnano fu accorto: lusingò i fratelli e onorò oltre misura la madre del fratello spodestato.

Tentò di coinvolgere anche Vicenza negli avvenimenti, ma il podestà cittadino, Giovanni Della Scala, rimase fedele al signore legittimo e anzi, una volta liberatosi dalla breve cattività in cui lo tennero i seguaci di Fregnano, inviò dei messi a Bolzano perché avvertissero Cangrande II. Molti castelli del Veronese si schierarono, invece, con la rivolta.

Aldobrandino d’Este, che aveva ritenuto vera la notizia annunciata da Fregnano nell’assemblea cittadina, inviò in buona fede 300 cavalieri mantovani e 200 ferraresi, che giunsero a Verona la sera del 17 febbraio. Paolo della Mirandola venne nominato Podestà di Verona. La presenza dei Mantovani fu però vista agli occhi dei Veronesi più con l’obbiettivo di essere aspiranti padroni che alleati e pregiudicò il favore del popolo allo Scaligero ribelle.

Il 22 febbraio Cangrande II entrò a Vicenza: venne raggiunto dagli aiuti militari carraresi e reclutò cavalieri cittadini. Il giorno seguente partì alla volta di Verona.

Battaglia di Verona tra le armate di Cangrande II e quelle di Fregnano della Scala. Autori Zancon Gaetano e Ottino Pasquale. Musei Civici di Arte e Storia. Pinacoteca Tosio Martinengo, Brescia

Nel frattempo Bernabò Visconti, alla testa di una numerosa schiera di soldati si era mosso con chiari propositi di conquista. Per fronteggiarlo, Fregnano inviò Ugolino Gonzaga e suo fratello Francesco, accompagnati da Guglielmo figlio di Feltrino, perché presentassero al Visconti un’offerta di alleanza. Questo li prese invece come ostaggi e marciò su Verona. I Veronesi però, informati dell’accaduto da un servo di Ugolino Gonzaga, riuscirono a predisporre in tempo la difesa della città e a resistere alle porte di San Massimo all’attacco del Visconti. Quest’ultimo si ritirò allora nella vicina Bussolengo, dalla quale il giorno seguente tentò un nuovo attacco alla città. La sua azione, già fortemente ostacolata dai Veronesi, dovette interrompersi il 25 febbraio per la comparsa di Cangrande II alle porte di Verona. Approfittando della secca dell’Adige infatti, il signore di Verona aveva mandato già la notte precedente per la via fluviale due uomini perché informassero i cittadini; la mattina successiva riuscì a penetrare entro le mura attraverso la fragile e poco guarnita porta del Campo Marzio.

Cangrande II era rientrato a Verona con 600 cavalieri veronesi e vicentini, con 200 padovani inviatigli dai Carraresi, e con 100 cavalieri brandeburghesi, messigli a disposizione dal cognato.

Lo scontro si accese prima nel centro cittadino e poi si spostò, per merito della salda resistenza incontrata, sulle sponde del fiume e sulla fragile struttura lignea del ponte Navi. Più volte Cangrande II rischiò di essere respinto fuori dalla stessa porta da cui era penetrato, ma il concorso del popolo a suo favore gli assicurò la vittoria. Fregnano, accorso al di là del ponte, fu disarcionato, tentò di ripassare il fiume su una barca ma, ferito, cadde in acqua e annegò. Alcune fonti offrono narrazioni diverse circa la sua morte: per alcune egli annegò per il peso dell’armatura, tentando di passare l’Adige dopo essere stato separato dal grosso dei suoi in seguito al crollo del ponte Navi; per altre invece, venne sbalzato da cavallo e ucciso da Giovanni Della Scala o da altri. Il suo corpo esanime venne appeso ad un cappio e esposto in piazza Erbe insieme con quello di altri compagni di rivolta. Dopo un giorno di esposizione, la moglie di Cangrande II ottenne che il corpo di Fregnano continuasse a rimanere sospeso.

Sul luogo della battaglia venne eretta la chiesa di Santa Maria della Vittoria, che diede il nome alla porta presso l’Adige.

FONTI:

  • Pompeo Litta, Famiglie celebri d’Italia. Scaligeri di Verona, Torino, 1835
  • Antonio Menniti Ippolito – Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 37 (1989)
  • Storia della città di Vicenza di Silvestro Castellini ove si vedono i fatti e le guerre de’ vicentini così esterne come civili, dall’origine di essa città sino all’anno 1630. Tomo 1. [-14.], Volume 11. Silvestro Castellini. Vendramini Mosca, 1822
  • Memorie degli scrittori e letterati Parmigiani racolte dal Padre Affò. Ireneo Affò, Bodoni – Stamperia reale [Bodoni], 1789
  • Dall’Anno primo dell’Era volgare sino all’Anno 1400. A spese di Giovambatista Pasquali, 1744
  • Dell’istoria di Mantova libri cinque … riformata secondo l’uso moderno di scrivere istorie per Benedetto Osanna … seconda impressione. Mario Equicola, Francesco Osanna, 1610
  • Le Historie, E Fatti De Veronesi Ne I Tempi Del Popolo, E Signori Scaligeri … Di nouo à più felice forma ridotte, & con ogni diligentia ristampate. Alle quali sono aggionte le Antichità del medesimo. Torellus Sarayna, Per Francesco de’ Rossi, 1649
  • L’istoria di Verona … divisa in due parti, et in XXII libri (etc.). Girolamo dalla Corte, Girolamo Discepolo, 1596
  • La classe dirigente veronese e la congiura di Fregnano della Scala (1354). Gian Maria Varanini. Istituto per gli studi storici veronesi, 1984
  • Wikipedia
  • Treccani.it

a cura di Fabio Scolari