Concorso per il Battistero di Firenze: alle porte del primo Rinascimento


In Piazza del Duomo, nel capoluogo toscano, si erge una delle più antiche chiese di Firenze; costruita sui resti di una domus romana intorno al IV secolo dopo Cristo, essa fu consacrata ed intitolata a San Giovanni Battista nel 1059 e, meno di un secolo più tardi, divenne ufficialmente Battistero di Firenze.[1]


Edificio di indubbio prestigio ed eleganza, il Battistero si innalza su una pianta ottagonale e si mostra interamente rivestito di lastre di marmo bianco di Carrara e verde di Prato, tipiche dell’architettura fiorentina, disposte a formare disegni geometrici e archi a tutto sesto. Al di sopra delle tre fasce di marmi, poi, una cupola ad otto spicchi sormonta la costruzione, presentandosi tuttavia “mascherata all’esterno dall’elevazione delle pareti sopra l’arcata del secondo livello e da un tetto a piramide schiacciata”.[2]

A sinistra: porta nord. A destra: porta est (sopra) e sud (sotto)

Sebbene sia l’interno dell’edificio ad attirare maggiormente l’attenzione grazie all’incredibile mosaico della cupola, rappresentante Cristo giudice ed altre scene del Giudizio Universale, sono altri elementi a detenere il primato per importanza storica ed artistica: le porte: costruite tra il XIV ed il XV secolo in bronzo, su stampo di cera, ed impreziosite con dettagli d’oro, esse furono commissionate dall’Arte di Calimala, corporazione medievale che radunava i mercanti di stoffa, avente patronato sul Battistero. Nell’insieme, l’iconografia delle tre porte di bronzo è unitaria e racconta attraverso i rilievi delle formelle, come in una gigantesca Bibbia illustrata, le Storie dell’Antico Testamento (porta est), le storie di San Giovanni Battista (porta sud) e infine le Storie di Cristo, o del Nuovo Testamento (porta nord).[3]

È, in particolare, la porta nord ad aver assunto per la storia dell’arte un’indiscutibile importanza o, nello specifico, il concorso indetto per decidere chi avrebbe realizzato l’imponente opera: nel 1401, infatti, l’Arte di Calimala dà il via ad una competizione tra artisti, alla ricerca di qualcuno con le abilità tecniche necessarie per la lavorazione del bronzo e dunque delle formelle che avrebbero composto la porta del Battistero. In particolare, i concorrenti avrebbero dovuto eseguire una formella quadrilobata che rappresentasse l’episodio biblico del Sacrificio di Isacco.[4] Questo tema, infatti, prediletto dall’arte medievale, si prestava perfetto per questo tipo di concorso, in quanto comprensivo di un’interessante iconografia, ricca di elementi e dunque atta a testare le capacità dei potenziali artisti.[5] Molteplici figure della storia dell’arte parteciparono a tale sfida, ma tra essi furono in due ad attirare maggiormente l’attenzione della commissione: Lorenzo ‘Bartoluccio’ Ghiberti e Filippo Brunelleschi. Come scrisse il Vasari, infatti, i membri della giuria “quantunque fussino in fra di loro differenti di parere, piacendo a chi la maniera di uno e chi quella di un altro, si accordavano nondimeno che Filippo di ser Brunelesco e Lorenzo di Bartoluccio avessino e meglio e più copiosa di figure migliori composta e finita la storia loro”.[6]

La peculiarità di queste due opere risiedeva nel fatto che, nonostante i due giovani prodigi fossero pressoché coetanei e cresciuti nello stesso clima culturale ed artistico, le soluzioni da loro trovate rivelarono subito “due differenti personalità” specchiate in due ben distinte formelle.[7]

L’opera di Ghiberti funge sicuramente da testimone alla formazione da orafo del giovane artista: prodotta in un’unica fusione, essa si mostra, infatti, ricca di dettagli estremamente precisi e curati, intuibili dalle pieghe delle vesti dei personaggi e dai morbidi riccioli di Isacco, così come dalla folta barba di Abramo.[8] I passaggi chiaroscurali, resi talmente leggeri e sfumati da risultare più dipinti che scolpiti, spinsero il Vasari a descrivere la formella come “finita con tanta diligenza, che pareva fatta non di getto e rinetto con ferri, ma col fiato”.[9] Costruita dunque con un’abilità tecnica impareggiabile, l’opera rappresenta la scena del sacrificio come divisa in due parti da una roccia, la quale taglia diagonalmente la formella. A sinistra troviamo due servi con un asino e, sopra un monte roccioso, la figura di una capra, vittima sacrificale sostitutiva; a destra, troviamo invece le tre figure principali dell’episodio biblico: Abramo che punta il coltello verso il figlio, Isacco inginocchiato sull’altare, e, in cielo, l’angelo, venuto a fermare il sacrificio. Nell’insieme, la composizione occupa omogeneamente l’intero spazio e si presenta ricca di quella dignità classica, quasi impassibile, che avvolgeva ancora il clima artistico del tempo. In effetti, l’opera manca di drammaticità e “la scena risulta bloccata. Ghiberti, secondo canoni ancora tardogotici, ha preferito l’eleganza e la raffinatezza dei dettagli alla realtà e all’espressività.”[10]

Brunelleschi, al contrario, organizza la sua formella in modo differente. Mancante di quella tecnica di lavorazione del materiale che caratterizzava l’opera di Ghiberti (la formella di Brunelleschi venne infatti composta in sette blocchi distinti, saldati sul fondo), e priva dei sui ricchi dettagli, la formella del secondo artista ripone la sua forza nella distribuzione delle figure nello spazio. Se nel bronzo di Ghiberti la resa spaziale era inesatta e priva di profondità, in quella del Brunelleschi è immediatamente riconoscibile la presenza di due piani prospettici. In primo piano, in basso, egli colloca i due servi, ritratti in posizioni dinamiche e naturali, e l’asino; la scena del sacrificio si trova invece in secondo piano e, al contrario di quella di Ghiberti, risulta altamente drammatica, soprattutto grazie al movimento impetuoso dell’angelo, che blocca Abramo afferrandogli il braccio, e all’espressività di Isacco, scolpito con la bocca spalancata dall’orrore. Dunque, nonostante siano meno eleganti ed armoniose, “le figure esprimono grande umanità e verità”, attirando lo sguardo dell’osservatore grazie al loro netto stagliarsi sullo sfondo scuro.[11] Nel complesso, “il genio matematico, geometrico e architettonico del Brunelleschi si manifesta […] nel dialogo e nella distribuzione del “peso” dei soggetti, stimolato anche dalle forme cuspidate e mistilinee della cornice.”[12] Infatti, le figure sono distribuite in modo perfettamente equilibrato all’intero di spazi altamente geometrici, creando linee diagonali che finiscono per coincidere con le forme della formella polilobata.

Non fu una scelta facile quella che spettò alla giuria, tuttavia, a conti fatti, la formella di Ghiberti prevalse su quella di Brunelleschi poiché egli “condusse un modello molto ben lavorato e senza nessun difetto”[13], riuscendo a produrre la formella in un’unica fusione. Ciò nonostante, al di fuori di ogni aspettativa, fu l’opera di Brunelleschi a passare veramente alla storia, segnando un punto di svolta fondamentale nel mondo dell’arte. La soluzione stilistica dell’artista, infatti, la sua predilezione per la prospettiva e per una resa più realistica ed umana della scena biblica hanno permesso al Il Sacrificio di Isacco di Brunelleschi di ricever il riconoscimento universale come prima opera del Rinascimento, facendo della porta del Battistero di Firenze il simbolo di una porta ben più grande: quella affacciata sul futuro della storia dell’arte. A partire dal 1401 infatti, nonostante uscito perdente dal concorso indetto dall’Arte di Calimala, grazie ai suoi istinti rivoluzionari, “Filippo lasciassi al mondo di sé la maggiore, la più alta fabrica e la più bella di tutte l’altre fatte nel tempo de’ moderni et ancora in quello degli antichi, mostrando che il valore negli artefici toscani, ancora che perduto fusse, non perciò era morto”.[14]

NOTE:

[1] Guida ai più importanti musei d’arte di Firenze: Battistero di San Giovanni, https://www.imuseidifirenze.it/battistero-di-san-giovanni/.
[2] Il grande museo del duomo: Battistero, https://www.ilgrandemuseodelduomo.it/monumenti/3-battistero.
[3] Guida ai più importanti musei d’arte di Firenze: Battistero di San Giovanni, https://www.imuseidifirenze.it/battistero-di-san-giovanni/.
[4] C. Fumarco, L. Beltrame, Vivere l’arte 2: dal Rinascimento al Rococò, Edizioni scolastiche Bruno Mondadori, Milano, 2008, p.21.
[5] P. R. Walker, The Feud That Sparked The Renaissance: How Brunelleschi and Ghiberti Changed The Art World, Perennial, New York, 2003, p.15.
[6] G. Vasari, Le vite de’ più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a’ tempi nostri, Parte terza (primo volume), apresso i Giunti, Firenze, 1568, p.80.
[7] A. Ciaroni, Dai Medici al Bargello. I Bronzi del Rinascimento: il Quattrocento, Grafiche Zanini, Bologna, 2007, p.6.
[8] C. Fumarco, L. Beltrame, Vivere l’arte 2: dal Rinascimento al Rococò, Edizioni scolastiche Bruno Mondadori, Milano, 2008, p.21.
[9] G. Vasari, Le vite de’ più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a’ tempi nostri, Parte terza (primo volume), apresso i Giunti, Firenze, 1568, p.81.
[10] C. Fumarco, L. Beltrame, Vivere l’arte 2: dal Rinascimento al Rococò, Edizioni scolastiche Bruno Mondadori, Milano, 2008, p.21.
[11] C. Fumarco, L. Beltrame, Vivere l’arte 2: dal Rinascimento al Rococò, Edizioni scolastiche Bruno Mondadori, Milano, 2008, p.21.
[12] A. Ciaroni, Dai Medici al Bargello. I Bronzi del Rinascimento: il Quattrocento, Grafiche Zanini, Bologna, 2007, p.7.
[13]  G. Vasari, Le vite de’ più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a’ tempi nostri, Parte terza (primo volume), apresso i Giunti, Firenze, 1568, p.79.
[14] Ibid., p.138.

FONTI:

  • Ciaroni A., Dai Medici al Bargello. I Bronzi del Rinascimento: il Quattrocento, Grafiche Zanini, Bologna, 2007.
  • Fumarco C., L. Beltrame, Vivere l’arte 2: dal Rinascimento al Rococò, Edizioni scolastiche Bruno Mondadori, Milano, 2008.
  • Guida ai più importanti musei d’arte di Firenze: Battistero di San Giovanni, https://www.imuseidifirenze.it/battistero-di-san-giovanni/.
  • Il grande museo del duomo: Battistero, https://www.ilgrandemuseodelduomo.it/monumenti/3-battistero.
  • Vasari G., Le vite de’ più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a’ tempi nostri, Parte terza (primo volume), apresso i Giunti, Firenze, 1568.
  • Walker P. R., The Feud That Sparked The Renaissance: How Brunelleschi and Ghiberti Changed The Art World, Perennial, New York, 2003.

A cura della Dott.ssa Paola Recalcati