Il segno della spada nel Flos Duellatorum

Il “Segno della spada” è una rappresentazione allegorica presente sul manoscritto Flos Duellatorum (1409) di Fiore de’ Liberi, uno dei primi trattati di scherma occidentale.

Flos Duellatorum, Pisani-Dossi (fol. 17A)

La figura disegnata rappresenta un uomo (uno schermidore) circondato da sette spade centrate sul suo corpo, quattro animali nelle posizioni cardinali ciascuno con una glossa descrittiva, due glosse esplicative della figura intera, i nomi di nove delle dodici poste spiegate in seguito nel trattato.

Flos Duellatorum, Getty (fol. 34)

Le sette spade rappresentano i sei colpi di taglio che si possono portare, sia mandritti (colpi che partono dal lato della mano dominante – o che impugna la spada più vicina all’elsa – e vanno in direzione opposta) che manroversi (colpi che partono dal lato della mano non dominante – o che impugna la spada più vicina al pomolo – e vanno in direzione opposta), ovvero due fendenti (colpi di taglio che vanno dall’alto in basso), due mezzani (colpi di taglio orizzontali) due sottani (colpi di tagli che vanno dal basso verso l’alto), e una punta, posta centralmente in basso, in un abbozzo di prospettiva.

I nomi delle poste (posizioni propedeutiche all’attacco, alla difesa o alla provocazione) sono scritti nel punto in cui andrebbe posizionata la spada per assumere tale posizione. Le poste indicate sono le seguenti nove: Posta breve, Posta longa, Posta di donna destra, Posta di donna sinistra, Posta reale di vera finestra, Posta stanca di vera finestra, Posta mezza porta di ferro, Posta tutta porta di ferro, Posta dente di cinghiale. Sono assenti tre poste, che sono essenzialmente “coperte” da altre: Posta frontale (“dietro” la Posta breve), Posta coda longa e distesa (“dietro” la Posta tutta porta di ferro), Posta di bicornio (“dietro” la Posta longa).

Il fulcro centrale del “Segno della spada” sono i quattro animali allegorici che rappresentano le virtù che deve possedere uno schermidore: ognuno dei quattro animali ha al collo un collare dorato, a rappresentare la nobiltà della virtù ed il fatto che lo schermidore ha un controllo su di essa. Vediamo ora nel dettaglio le singole virtù e le figure, partendo dal basso, in una spirale evolutiva:

  • FORTIDUDO: la Fortezza o Prestanza è rappresentata con un elefante che porta un castello sul dorso, e viene raffigurata sotto allo schermidore. La glossa che la accompagna recita:

Ellefant son e uno castello ho per cargho / E non me inçenochio ni perdo uargho
(Elefante io sono ed un castello ho per cargo / E non mi inginocchio né perdo il mio carico)

L’elefante rappresenta la forza, la fermezza e la capacità di gestire la variazione dell’equilibrio che deve avere lo schermidore, che pur sottoposto agli sbilanciamenti che subisce un corpo umano che sta combattendo, deve mantenere la posizione delle gambe tanto salda quanto flessibile, senza perdere il “castello/carico” che è il tronco del combattente.

La Fortezza è inoltre una delle quattro virtù cardinali (insieme a Giustizia, Temperanza e Prudenza), e rappresenta la capacità di far fronte alle avversità, di perseverare e di non scoraggiarsi, opponendosi alla pusillanimità ed alla pigrizia.

  • AUDATIA: l’Audacia, o Coraggio, è rappresentata da un leone che tiene un cuore sotto la sua zampa anteriore destra, e viene raffigurata a sinistra dello schermidore (a destra, per chi guarda), dal lato del cuore. La glossa che la accompagna recita:

 Piu de mi lione non porta cor ardito / Pero de bataia faço a zaschaduno inuito
(Più di me leone nessuno porta un cuore ardito / Però di battaglia faccio a ciascuno invito)

Il leone da sempre è una figura allegorica che rappresenta la temerarietà ed il coraggio. Audace è colui che osa, sicuro delle proprie capacità. Particolare interessante della raffigurazione è il cuore che il leone tiene sotto la zampa: il cuore è certamente il simbolo del coraggio, ma soprattutto è la sede dei sentimenti, che lo schermidore deve saper tener sapientemente sotto controllo, per non trasformare l’audacia in semplice spavalderia o cieco furore.

  • CELERITAS: la Velocità è rappresentata da una tigre (anche se dal disegno è poco comprensibile) che tiene una freccia con la zampa anteriore destra, e viene raffigurata a destra dello schermidore (a sinistra, per chi guarda), dal lato in cui tendenzialmente si impugna l’arma. La glossa che la accompagna recita:

 Yo tigro tanto son presto a corer e uoltare / Che la sagita del cello non me po auancare
(Io tigre sono veloce a correre e voltare / Che la freccia del cielo non mi può superare)

La tigre rappresenta la velocità e l’agilità che devono caratterizzare il buon schermidore, concetto rafforzato dalla presenza della “freccia del cielo”, ovvero il fulmine, del quale la tigre è addirittura più veloce! Nello specifico la velocità è il rapporto fra un cambio di posizione e l’intervallo di tempo impiegato ad attuarlo.

 Interessante notare come nella scherma sportiva odierna uno dei movimenti più importanti e particolari si chiami “flèche”, ovvero frecciata, caratterizzato da un colpo portato con una proiezione in avanti particolarmente veloce.

  • PRUDENTIA: la Prudenza è rappresentata da una lince (chiamata nel trattato “lupo cervino”) che tiene un sestante (antico strumenti per misurare le distanze sulle mappe) sotto la zampa anteriore destra, e viene raffigurata sopra la testa dello schermidore. La glossa che la accompagna recita:

 Meio de mi’louo ceruino non uede creatura / E aquello meto sempre a sesto e mesura
(Meglio di me lupo cervino non vede creatura / E con quello metto sempre a sestante e misura)

La lince rappresenta la prudenza, la capacità di osservazione e di analisi strategica, l’intenzione che devono competere allo schermidore, in particolar modo per la gestione della misura, ovvero la distanza minima utile che serve per colpire l’avversario e non essere a propria volta colpiti. Lo schermidore deve avere un’elevata capacità di osservazione sia per scorgere le aperture nella guardia dell’avversario dove poter inserire la propria arma, sia per carpirne la strategia e sviluppare di conseguenza una contro-strategia.

La Prudenza, così come la Fortezza, è una delle quattro virtù cardinali, e rappresenta la capacità di discernimento del bene dal male, il vero falso, il giusto dallo sbagliato. L’uomo che governa la Prudenza è in grado di perseguire i propri obbiettivi con concretezza e realismo, senza condizionamenti e senza titubanze.

Florius. De Arte Luctandi. (fol. 1V)

A completamento del “Segno della spada”, in alto, di fianco all’immagine della lince, ci sono due ulteriori glosse che recitano quanto segue:

Noy semo quatro animali de tal conplesione / Chi uole armiçar de noy faça comparatione
(Noi siamo i quattro animali di tale complesso / Chi vuole armeggiare di noi faccia comparazione)

 E chi de nostre uertù harà bona parte / In arme hauerà honor chome dise l’arte
(E chi delle nostre virtù avrà buona parte / Con le armi avrà onore come dice l’arte)

L’autore con queste due frasi ci riassume il significato della figura: lo schermidore che vuole saper combattere e farsi valere con onore in quest’arte, deve ben padroneggiare le virtù rappresentate dai quattro animali.

NOTE:

Come riferimento generale per questo articolo è stata presa la versione del Flos Duellatorum, codice Pisani-Dossi (fol. 17A).

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:

  •  Flos Duellatorum. In armis, sine armis, equester et pedester. Fiore de’ Liberi. A cura di Giovanni Rapisardi. Gladiatoria, 1998
  • Il Fiore di battaglia di Fiore dei Liberi da Cividale. Il codice Ludwig XV 13 del J. Paul Getty Museum. Massimo Malipiero. Ed. Ribis, 2006
  • 1409-2002. Flos Duellatorum. La pietra miliare della scuola marziale italiana. Edizione critica a cura di Graziano Galvani. NOVA SCRIMIA – A.R.M.A. I libri del circolo, 2002
  • Flos Duellatorum. Manuale di arte del combattimento del XV secolo. Fiore Dei Liberi. A cura di Marco Rubboli e Luca Cesari. il Cerchio, 2002
  • De Arte Luctandi. A cura di Francesco Lodà. Bonanno editore, 2014
  • Dispensa didattica per i corsi di scherma storica. A cura della Commissione Tecnica dell’Accademia Nazionale di Scherma.

 

a cura di Fabio Scolari, Maestro di scherma storica