Villa Nogarola – Storia del castello di Castel d’Azzano


Il termine “castello” ci fa pensare all’epoca medievale in cui gli abitanti delle campagne, per sottrarsi alle ruberie dei briganti ed al continuo passaggio di truppe in mezzo ai campi coltivati durante le innumerevoli lotte tra nobili rivali, si mettevano sotto la protezione di un Signore, rinunciando alla libertà e ai proventi del proprio lavoro, in cambio della sicurezza e della tranquillità. Di solito la residenza signorile era costruita su un’altura e attorno si raggruppavano le modeste case dei contadini e degli artigiani.

Villa Nogarola 1
Per la costruzione del Castello, cioè della Villa Nogarola, non abbiamo una data precisa, ma la possiamo, con buona approssimazione fissare verso la fine del XIII secolo: infatti, sulla lapide incisa sulla facciata della citata vecchia chiesa si legge che essa fu eretta da Dinadano Nogarola nel 1310. Probabile che i Conti in quel periodo avessero già provveduto all’erezione della loro dimora.

L’area fu venduta dagli Scaligeri nel 1273 ed era già abitata secondo l’uso feudale, che conosceva solo l’economia curtense, senza quindi mercati per lo scambio di merci.

Che il nucleo abitativo, almeno dopo la venuta dei Nogarola, fosse autosufficiente viene confermato da un documento del 1417: in esso compare un certo Bonomo, il quale, affittuario della proprietà di Castel d’Azzano, intenta un processo contro Leonardo Nogarola per essere risarcito delle spese sostenute per migliorie e restauri apportati agli edifici e all’attrezzatura. Di riflesso a tale istanza possiamo renderci conto delle costruzioni e delle attività che si svolgevano all’ombra della casa padronale.
Villa Nogarola 2Nel recinto del castello esistevano quindi il Palatium e altre costruzioni annesse o nelle vicinanze:

  • un mulino con l’attrezzatura necessaria;
  • un magazzino con un portico (da qui ricavate due camere una sotto ed una sopra il portico stesso);
  • una magna garantìa (luogo di amministrazione)
  • una cucina
  • alcune case di abitazione, per lo più con copertura di paglia e canne (solo una grtande con tetto in tegole e base in muratura);
  • una colombara;
  • numerose tegetes (tettoie) per i carri e gli attrezzi;
  • una stalla per i cavalli;
  • una fucina.

Non è escluso che ci fossero altre attività, ma solo queste comparivano nel documento, necessarie appunto per il tipo di economia curtense che richiede l’autosufficienza.

In questo contesto possiamo immaginare la venuta nel territorio dei Conti Nogarola, che già avevano vasti possedimenti nella Bassa Veronese e nel Mantovano (basti pensare che la nobile famiglia ha dato il nome al paese di Nogarole Rocca). Il loro legame con gli Scaligeri era molto saldo: i membri delle due famiglie combatterono insieme a favore di Ezzelino da Romano Isotta Nogarolacontro il Conte di San Bonifacio; inoltre, secondo l’uso del tempo, i rapporti erano rafforzati da matrimoni di convivenza, che accrescevano il prestigio e i patrimoni: lo documenta anche una lapide – rinvenuta nel corso degli scavi per il restauro della vecchia chiesa – che ricorda il matrimonio di Bailardino II Nogarola con Caterina, sorella di Cangrande Della Scala, nel 1329.

Il buon accordo durò fino al 1381, quando i Nogarola caddero in disgrazia degli Scaligeri: Antonio Della Scala li accusò di essere tra i responsabili dell’assassinio del fratello Bartolomeo, il quale, il 13 Luglio di quell’anno, fu trovato morto davanti alla porta del palazzo dei Nogarola; pare, invece, che fosse stato ucciso dal fratello – il quale voleva rimanere solo al potere – e che il cadavere fosse stato trasportato nel luogo del ritrovamento, proprio per far ricadere la colpa su Antonio Nogarola.

A questo punto i Nogarola si rifugiarono presso Gian Galeazzo Visconti, e lo appoggiarono nella lotta contro i Carraresi di Padova, in guerra contro Venezia. Antonio Della Scala venne sconfitto nel 1387. Insieme a questi nuovi dominatori, i Nogarola rientrarono a Verona, mentre tramontava la stella degli Scaligeri, con la fuga di Antonio e della sua famiglia, imbarcatasi sull’ Adige per raggiungere Venezia.

A Verona, crollata la potenza degli Scaligeri ed esauritasi in meno di vent’anni il dominio visconteo, iniziò nel 1405 la dominazione veneziana. I patti della dedizione vennero sanciti da due ducali del 16 Luglio di tale anno, con cui venivano riconfermati i precedenti statuti della città e riconosciuto alle più illustri famiglie veronesi il godimento degli antichi diritti feudali.
Di tale privilegio usufruirono anche i Nogarola, nonostante ripetuti tentativi da parte del Comune cittadino di rivendicare a se la giurisdizione su Castel D’Azzano.

Villa Nogarola 3Ai primi dell’Ottocento inizia l’”età d’oro” per il castello, che viene interamente ristrutturato ed abbellito ad opera del Conte e Generale Dinadano Nogarola, il quale, evidentemente, vuole che la sua residenzasia adeguata al grado sociale del Padrone. È un intervento radicale, che porta la struttura esterna alla forma tutt’ora visibile, e che i lavori di restauro oggi completati ci permettono di ammirare in tutta la sua imponenza.

Villa Nogarola, conosciuta oggi anche come Villa Violini, rimase di proprietà della famiglia fino alle vicende della Prima Guerra Mondiale, al termine della quale la Famiglia Nogarola esce dalla vita di Castel D’Azzano con l’unico superstite del Casato, il Conte Antonio.

FONTI:

  • VILLA NOGAROLA STORIA E POLITICA DEL CASTELLO DI CASTEL D’AZZANO – Antonello Panuccio – Edizione 2010 – Progetto grafico Gianluca Mischi – Accenta Srl – Stampa Mediaprint Srl;
  • CASTEL D’AZZANO STORIA E VITA – Gianfranco e Carla Frinzi – Edizione 1993 – Tipolitografia L. Baschera, Montorio, Verona.

a cura di Loris Chiccoli