Scherma Storica Artistica: considerazioni generali


Aristotele

“Nel conflitto vi è l’essenza della tragedia”

La frase qui sopra è la sintesi dell’interpretazione aristotelica del tragico. Nelle sue riflessioni sulla tragedia greca Aristotele distingueva nel sentimento del tragico due elementi, il terrore e la compassione, da cui prende origine la purificazione interiore dello spettatore della tragedia, culminante nella catarsi.

La scherma artistica, o scenica, ha l’arduo compito di mettere in scena il vertice del conflitto: il combattimento, il duello, dopo il quale nulla sarà più come prima, né per i protagonisti, né per gli spettatori. Nel combattimento confluiscono tutte le emozioni più forti accumulate in precedenza: la rabbia, la disperazione, la liberazione, l’amore.

L’arduo compito di saper mettere in pratica combattimenti che riescano a trasmettere queste emozioni a chi guarda spetta agli attori, ma l’ancora più arduo compito di istruirli e di creare un combattimento efficace spetta ad un Maestro di scherma che abbia anche le competenze per lavorare nell’ambito artistico: il Maestro d’Arme.

In Italia esiste una lunga tradizione di professionisti che operano, od hanno operato, nel settore della scherma artistica e che ha come più noti ed importanti esponenti alcuni Maestri d’Arme della famiglia Musumeci Greco: Enzo Musumeci Greco ed il figlio Renzo Musumeci Greco.

Per la maggior parte del secolo scorso, i Maestri di scherma chiamati ad operare nel settore dello spettacolo non avevano accesso ai trattati dei grandi Maestri d’Arme europei del passato, e si trovarono costretti per lo più ad improvvisare, influenzati dalla propria pregressa preparazione sia nella scherma moderna che nelle arti marziali orientali, e ad ipotizzare un utilizzo delle riproduzioni d’armi d’epoca (spesso erronee anche quelle) che essi erano chiamati ad utilizzare per mettere in scena le produzioni ambientate nell’Europa dei secoli passati. I combattimenti che ne risultavano erano in generale sufficienti a soddisfare lo scopo dell’intrattenimento, ma nella maggioranza dei casi l’accuratezza storica era solo minimamente accennata.

Opera Nova – Achille Marozzo (1536)

Dalla fine del XX secolo con l’avvento di nuovi mezzi di comunicazione, fra i quali certamente spicca internet, un sempre maggior numero di tecniche e stili di combattimento provenienti dal passato sono diventati fruibili quali fonte di documentazione ed ispirazione e per i Maestri d’Arme. In precedenza purtroppo queste fonti erano praticamente ignote se non ai pochi studiosi accademici o agli storici della scherma che potevano accedere ad alcuni rari manoscritti d’epoca, custoditi talvolta in maniera semi-anonima presso biblioteche, musei o collezioni private, in varie parti del mondo. Oggi invece è sufficiente una semplice ricerca online per rivelare l’abbondanza di materiale sull’arte schermistica italiana ed europea, illustrata spesso in maniera esaustiva e tradotta nei linguaggi moderni. I Maestri d’Arme contemporanei possono quindi avvalersi di molteplici e valide fonti di studio e di ispirazione nel creare giochi schermistici e coreografie di combattimento, che oltre ad essere volte a catturare il pubblico, possono riportare alla luce le dinamiche di come si svolgeva realmente un duello nell’epoca storica in cui è ambientata la rappresentazione.

Nell’impostare il suo lavoro il Maestro d’Arme deve tener conto che gli attori con cui si troverà a lavorare, difficilmente avranno esperienze pregresse di scherma, e altrettanto difficilmente continueranno a praticarla, o avranno anche solo semplicemente altre occasioni di fare ulteriori esibizioni di scherma artistica.

Detto questo, sarà compito del Maestro d’Arme rendere l’esperienza, per attori e produzione, quanto più possibile piacevole, interessante e fruibile.

Riguardo la fruibilità, particolare considerazione avrà il linguaggio usato, che dovrà essere facilmente memorizzabile e capibile dal “testo” del gioco schermistico. Se pertanto uno schermidore impiega diverse lezioni prima di impadronirsi del linguaggio schermistico, l’attore difficilmente ha a disposizione tali tempistiche, e soprattutto vive con difficoltà l’imparare determinate terminologie molto tecniche. Il Maestro d’Arme dovrà quindi usare, o concordare, una terminologia comprensibile da tutti, anche semplicemente legata a quel singolo duello. Compito del Maestro d’Arme sarà comunque cercare di usare quanto più possibile una terminologia schermistica affine al contesto storico del duello, suggerendo magari anche di citare nel testo della scena la corretta dizione storico/schermistica.

“I Duellanti” di Ridley Scott (1977)

Le parole che meglio possono definire la fase di creazione di una coreografia schermistica sono “assieme” e “per”: gli attori devono agire e muoversi in piena sicurezza, lavorando in sintonia l’uno assieme all’altro, permettendo la formazione di quell’illusione scenica di conflitto fisico e psicologico che è necessaria per intrattenere il pubblico.

Il Maestro d’Arme dovrà anche educare con rigore gli attori ad una costante percezione ed ascolto dell’ambiente circostante: lo stress del duello può far ridurre l’attenzione sensoriale periferica, il campo visivo si restringe e la vista diventa fissa solo sull’avversario, l’ascolto si abbassa, la concentrazione è unidirezionale. L’attore schermidore deve saper quindi fare un passaggio ulteriore: deve riuscire a percepire costantemente il “mondo” circostante, deve continuare a sentire e a vedere tutto l’insieme ed in questo diventa fondamentale la gestione del proprio respiro, cosa che l’attore esperto dovrebbe già in parte conoscere, avendo imparato ad usare un tipo di respirazione diaframmatica.

a cura del M° Fabio Scolari