Introduzione alla filosofia dell’Alto Medioevo

Questo lavoro vuole riassumere parte del libro: Introduzione alla filosofia medievale del professor Kurt Flash titolare all’università tedesca di Ruth a Bochum. Prima di gettarci nel pensiero dei filosofi dell’epoca è bene dare un’occhiata al contesto in cui si svilupparono e crebbero questi dotti. L’Impero Romano d’Occidente si era disgregato sotto la spinta delle invasioni barbariche ed erano nati i regni romano barbarici, i quali erano comandati ognuno dai vari Rex, un appellativo che “scivolava” tra il capotribù e il console romano. L’Impero Bizantino si era sempre di più staccato dall’Europa e, a Bisanzio, l’Imperatore parlava greco. Il Basileus vedeva il suo impero soffrire di una grande crisi, che esplose nel 1204 ad opera dei crociati.

Fulda – Manuscript: Wien, Österreichische Nationalbibliothek, cod.652, fol. 2v (Fulda, secondo quarto del IX secolo); Alcuino è la figura centrale

In Europa viceversa un uomo aveva risollevato le sorti dell’Impero e ripreso su di sé il titolo di Imperatore: Carlo Magno ad Aquisgrana edificò la sua capitale politica e culturale. Le mani dell’Imperatore del Sacro Romano Impero però grondavano sangue. Al Papa era stato relegato solo il compito di pregare per Carlo Magno. L’Imperatore assegnava lui stesso al clero le sue cariche e il ruolo. La croce non era vista come segno di passione ma come signoria universale di Cristo. In questo contesto troviamo la figura di spicco dei Alcuino da York (735 – 804 d.C.), conosciuto da Carlo Magno dopo un viaggio a Roma, direttore della scuola di corte. Alcuino ha un obiettivo filosofico ben preciso: celebrare e convalidare l’autorità imperiale. La dignità imperiale, egli sostiene, “è disposta da Dio secondo un senso preciso perché l’Imperatore si è preposto al popolo e gli porti giovamento” (cit. Flash). L’Imperatore deve amministrare la giustizia, organizzare la vita religiosa essere una guida per la salvezza eterna. Questa è una perfetta scienza della fede cristiana. Alcuino la fa con la logica e la dialettica, studiando sui libri dei padri della Chiesa. Abbiamo quindi un uso teologico politico della cultura dell’epoca. La dialettica che equivaleva alla logica, era il modus operandi dei filosofi: la dialettica è la regola dell’interpretazione. Naturalmente questa filosofia era intrisa di religione. Il sistema scolastico carolingio era istituito presso monasteri e cattedrali.

Sant’Anselmo d’Aosta (miniatura inglese del XII secolo)

Ritroviamo qui il secondo esempio di pensatore dell’epoca: Anselmo d’Aosta, allievo di Lanfranco da Pavia nel monastero franco di Bec in Normandia, è uno dei massimi esempi in cui religione e filosofia diventano un tutt’uno. Uno degli scopi principali di questo filosofo era dimostrare la razionalità della fede. I suoi argomenti, a detta sua, erano il frutto di un credente, ma appositamente convincenti anche per un non credente. Anselmo presupponeva la fede in quanto disposizione etico psicologica. Il vertice sul lavoro filosofico e la prova ontologica dell’esistenza di Dio esposta nel suo saggio Proslogion, in cui il monaco immaginava di interloquire con un ateo. Il monaco Anselmo parte dalla scoperta che atei e credenti possono concordare sulla definizione concettuale di Dio. Anselmo propone: “essere del quale non può essere pensato nulla di più perfetto”. Partendo da qui, se l’ateo accetta questa definizione è costretto a riconoscere il suo ateismo insostenibile. Infatti se confrontassimo due esseri che rispondono a quella definizione, uno esistente e l’altro no, si intuisce subito che il possedere l’esistenza rende l’essere più perfetto del suo corrispettivo non esistente, che deficita di tale caratteristica. L’intuizione di Anselmo è questa: partendo dalla definizione di Dio, questi esiste in modo necessario. Contro la dimostrazione del filosofo gli risponde il monaco Gaunilone. La tesi di Gaunilone va a distinguere il cogitare (pensare) e l’intelligere (conoscere). Infatti è possibile pensare ogni sorta di cosa, ma non vuol dire che questa cosa sia conosciuta come reale e esperibile. Infatti riconoscere suppone che la cosa abbia una sua natura sensibile. L’esempio che dà il monaco è l’isola dei beati: l’isola che supera tutte le altre per bellezza e ricchezza, che però esiste solo nell’intelletto e non nella realtà.

Inizio delle Meditazioni di Sant’Anselmo d’Aosta (miniatura inglese del XII secolo)

La prova che in questi anni il dibattito era ben accolto e non suscitava sconcerto sussiste nel fatto che abbiamo la gentile risposta di Anselmo. Dopo aver ringraziato Gautilone, controbatte riconfermando la sua tesi: innanzitutto Anselmo afferma che la sua prova ha come punto di partenza il contenuto concettuale di Dio, poco importa se pensato da un ateo o da un credente. In questa fase la distinzione tra conoscere e pensare è indifferente, perché ad Anselmo basta la definizione o il concetto. Il monaco di Bec sa bene che tutto quello che è nell’intelletto non esiste realmente, ma il concetto di Dio è l’unico che si trova al di sopra di questa distinzione; questo perché è di per sé evidente che, se esiste, esiste senza un cominciamento e di necessità, infatti anche l’ateo nega Dio, un essere eterno e non accidentale, un essere dotato di esistenza necessaria. Se Dio esiste solo nell’intelletto potremmo pensare ad un altro essere che esiste anche nella realtà e che sarebbe più perfetto, in quanto l’altro è deficitario dell’esistenza reale. Riassunto: un essere necessario è più perfetto di uno accidentale.

Come abbiamo visto in questo primo periodo la filosofia si interessa soprattutto di regolamentare la cultura religiosa e di studiare i padri della Chiesa. Un altro importante passo verrà fatto quando l’Europa medievale incontrarà il mondo arabo. Nel pieno del Medioevo si vedrà la rinascita dei grandi filosofi classici e la trasformazione verso quella che sarà la lotta contro la supremazia universale del tardo medioevo.

FONTI:

  • Introduzione alla filosofia Medievale del professor Kurt Flash

a cura del Dott. Marco Ugolini